Internet non esiste, i computer non esistono, le televisioni sono poche, nessuno osa parlare in pubblico di sessualità ma un uomo sta per cambiare tutte le regole del gioco.

Hugh Hefner, ormai quasi trentenne fonda la rivista Playboy, nel 1953 viene pubblicato il primo articolo, in pagina principale ci sarà una foto di Marylin Monroe, la donna rappresentativa del canone di bellezza per eccellenza. Diventerà la rivista per adulta più venduta e conosciuta in ambito mondiale, basti pensare che il coniglietto di Playboy è il marchio più riconosciuto dopo quello della Apple e quello della Nike.

Durante la sua vita Hugh Hefner dichiarerà che “La filosofia di Playboy è molto, molto connessa con il sogno Americano”, probabilmente ha vissuto realmente la vita che ha sempre sognato.

Chi era Hugh Hefner?

Nasce a Chicago il 9 aprile 1926, di origine tedesca e inglese, si laurea in psicologia dopo aver servito l’esercito statunitense durante la seconda guerra mondiale. Divenuto famoso per essere diventato uno dei più grandi editori di sempre grazie alla rivista “Playboy”. Famoso per la sua vita nel lusso e per i suoi tre matrimoni. Ha lottato ed è stato uno dei più grandi esponenti del movimento per l’ottenimento dei diritti civili.

Trovare il proprio Oceano Blu

 

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Ogni azienda sul mercato può avere successo battendo i rivali, ma anche creando il cosiddetto “oceano blu”. Questa strategia distingue gli “oceani rossi”, cioè quelli insanguinati dove nuotano gli squali della concorrenza da quelli blu, cioè tutti quegli spazi ancora inesplorati. Creare un oceano blu significa sostanzialmente mettersi al riparo dalla concorrenza dei pari.

Questo concetto era molto chiaro a Hugh Hefner perché creò una tipologia di giornale che fino a quel momento non era mai esistito. Questo giornale trattava di interessi politici, dei problemi della vita, della filosofia ma soprattutto di uno dei più grandi interessi del genere umano, il sesso. Non creò un semplice giornaletto porno ma un vero e proprio giornale che trattava di sessualità. Sapeva che gli uomini avevano l’esigenza di parlare di alcune tematiche che fino a quel tempo erano ancora un tabù: la sessualità, la mascolinità, la crescita personale, voleva fornire uno strumento che li potesse aiutare al meglio in questi ambiti.

Partire dal “perché”

 

Non creò il suo giornale e il suo brand, tra i più famosi di sempre, solo per soldi o per fama, neanche per tutte le donne che lo avrebbero accompagnato durante la sua vita.

Creò questo giornale perché voleva cambiare le discussioni della società sulla sessualità e sulle donne. Voleva stare dalla parte delle minoranze più deboli. Questo era il mezzo per riuscire a soddisfare le sue idee.

Se avesse fatto tutto questo solo per soldi probabilmente tutto questo non sarebbe mai successo.

 

Non aver paura di rischiare

Nel 1960 decise di aprire un Night Club in una delle città più esclusive d’America, quale se non New York?

Ai giorni nostri questo potrebbe sembrare una cosa di poco conto ma in quegli anni era davvero un grosso rischio. Investì gran parte del suo patrimonio, ben 7 milioni di euro. Amava fare le cose in grande, sapeva che Playboy poteva crescere a dismisura. Tutto questo accadde, in pochissimo tempo recuperò tutto l’investimento effettuato.

All’inaugurazione invitò molti artisti di colore, questa scelta non fu casuale, perché in quegli anni molti uomini di ceto sociale elevato guardavano con disprezzo le persone di colore. Lui invece voleva essere sempre accanto ai più deboli, non gli importava delle critiche degli altri, aveva degli ideali solidi.

Intervistò per il suo giornale anche dei grandi pensatori ed esponenti del “mondo nero” come Malcom X e Martin Luther King Jr.

Non aveva paura delle critiche degli altri, aveva costruito quell’azienda per sè stesso, viveva nel modo in cui aveva sempre sognato, era orgoglioso del suo stile di vita, potevi odiarlo o amarlo ma a lui questo non interessava, d’altronde dichiarò:

 

 “La vita è troppo breve per vivere il sogno di qualcun altro”